Paco & i suoi Mondi


Il concetto di normalità (tema a svolgimento casuale)


L'altra sera, mentre mi arrampicavo lungo la salita che da scuola porta all'autobus, pensavo che fare un chilometro all'andata e uno al ritorno ogni giorno (anche più volte nella stessa giornata) potrebbe sembrare un po' strano. Se penso alla stessa distanza a Milano, sarebbe come uscire dalla metro a Porta Romana e farsela a piedi, di corsa (l'ho già detto che sono un ritardatario crocino al mattino, vero? Sono un ritardatario cronico al mattino). Ogni giorno. Follia, pura follia.
Invece a Vancouver la scuola è ubicata su una penisola artificiale dove gli unici mezzi diversi dalle macchine e dalle biciclette sono le betoniere della cementeria storica che c'è di fianco alla scuola, e gli autobus fermano quasi tutti su Broadway o qualche traversa più a nord, sulla 5th Avenue. Andare a piedi per salite e discese killer è normale, come in Italia sarebbe normale lamentarsi di un tale scandaloso disservizio dei mezzi pubblici.

Gli autisti degli autobus non sono blindati e asociali come a Milano, qui è normale che scendano dall'autobus per indicarti la strada o per aiutarti a caricare la bicicletta, salutano e ringraziano quando sali a bordo mostrando il biglietto, e ce ne sono alcuni davvero eccezionali.
Io, per esempio, sono pazzo per un'autista straordinaria, che di solito si trova sulla linea del 3 o del 19 (non "la" 19 come a Milano, eheheh). Un giorno glielo dirò, che è la migliore autista del mondo.
Canta e fischietta mentre va, attacca bottone con chiunque, augura buon Natale in pieno agosto al gruppo di vecchietti simpatici che non sapeva dove scendere (è una storia lunga), e nell'ora di punta, quando il bus (elettrico e silenzioso) pieno da scoppiare è fermo al semaforo e l'unico rumore che si sente è la pioggia fuori dai finestrini, si annoia e fa "ehi ragazzi, che silenzio! Siamo in settanta qui dentro, possibile che nessuno abbia qualcosa da raccontare? Com'è stata la vostra giornata?". E uno dei passeggeri fa "ottima, è venerdì!!". E giù mezzo autobus a ridere.
È raro (e strano!) che un autista non sorrida (se si esclude quello col turbante, ma credo sia normale), ed è normale che se la gente non riesce a salire non se la prende e aspetta l'autobus successivo senza fare una piega. C'è una linea rossa vicino alle porte, se i passeggeri la superano il bus non accetta più persone, anche se lo spazio ne permetterebbe una mezza dozzina ancora. E la scritta sul davanti ti chiede scusa se stai aspettando e non si ferma, "Sorry, bus full", "Sorry, not in service".
Io sono ovviamente l'unico che si abbarbica sui gradini della B-Line (dove non si può stare), ma è normale: sono italiano.

Per fortuna di italiani ne ho trovati pochi, anzi solo due. In tre mesi è una buona media, per me che lo scorso anno a New York ne avevo beccati almeno una trentina in due settimane. Lo ammetto, non mi piace incontrare italiani in giro per il mondo, ho avuto sempre brutte esperienze con il tremendo stereotipo dell'italiano in vacanza. Nonostante io stesso sia un italiano in una specie di vacanza e questo si capisca da come gesticolo quando parlo al telefono e da come evito Commercial Drive che è definita la Little Italy di Vancouver per la quantità di ristoranti "da Giorgio", "da Marcello", "da Tony, "da Giuànn".
Ma è normale che prima o poi cederò al profumo della pizza di Marcello cucinata nel forno a legna, pur sapendo che non è la stessa cosa.

Il nome non ufficiale di Vancouver è Honkouver, e il perché non è difficile da immaginare. Qui però non succedono casini come in Paolo Sarpi a Milano, il fatto che il 30% della popolazione sia asiatica è una cosa normale. Anche se la maggior parte dei regolamenti di conti avvengano proprio tra di loro, che evidentemente hanno un concetto personale di Mafia.

Qualche tempo fa mi è capitato di noleggiare un'auto e andarmene in giro per le montagne qua intorno. Senza volerlo, sono finito sulla tortuosa e panoramica (spettacolare!) strada che porta a uno dei futuri siti delle Olimpiadi Invernali 2010, Whistler. Ha piovuto per tutto il giorno, ma il paesaggio era godibilissimo lo stesso. Anzi, con le nuvole basse a sinistra, il mare e le isole di fianco e le montagne a destra, il tutto contribuiva notevolmente all'idea di avventura. Unica nota stonata, in occasione dei Giochi Olimpici stanno allargando la strada. E beh, qual è il problema, direte voi? Il problemino è che c'è questa strada a due corsie, piantata esattamente sul bordo della montagna, poco prima che finisca nell'Oceano. L'unico modo di raddoppiare la carreggiata è... buttare giù mezza montagna! E quindi, centodieci chilometri di cantieri, con ruspe e dinamite ovunque, rocce sparse qua e là, luci che indicano le innumerevoli deviazioni e cambi di corsia, tratti a senso unico alternato, fango dappertutto. Una pacchia. Al confronto, la Salerno-Reggio Calabria sembra il tratto iniziale dell'A1. Ma qui, per lo meno, si sa che i lavori finiranno a breve, che nessuno ruberà miliardi con le gare d'appalto, e alla fine dei Giochi Whistler continuerà a essere la mèta sciistica prediletta dai Vancouverites, con la differenza che il traffico sarà dimezzato grazie alla "nuova" strada. Tutto nella norma.

Ehi ehi, piano, non pensiate che io stia a denigrare la mia cara Itaglia in favore di questo posto qui, eh! Semplicemente, analizzo le differenze e cerco di fare dei paragoni.
Certe cose tipiche italiane fanno talmente parte della mia cultura, che mi sembra strano quando qualcuno, per tornare al discorso autobus, non si accanisce a voler salire quando è pieno, o quando un'imbecille ci mette tre ore a parcheggiare di sabato sera perchè evidentemente ubriaca, e la colonna interminabile di auto dietro non si mobilita per il pestaggio. La gente tranquilla qui è normale, la gente stressata è strana.
E a gente che fuma, di solito (mosche bianche!), lo fa perché ha preso il vizio viaggiando in Europa. Strano, eh?
Credo che soffrirò parecchio il ritorno a Milano, da questo punto di vista.

Soffrirò anche il grigio della città e l'angustia delle strade meneghine, probabilmente.
Qui è normale andare in giro e sentire la gente che si lamenta di quanto sia grigia questa città. Ma è un grigio diverso, io ne sono sicuro.
È grigia, certo, d'inverno piove quasi ogni giorno. Ma il cielo è l'unica cosa grigia, tutto il resto continua a brillare, saturo di colori. Le strade sono grandi (siamo pur sempre in Nord America, chiaro), di luce ce n'è in abbondanza. A meno che non ci si imbatta in Yaletown, la zona coi grattacieli a est di Downtown, dove effettivamente le decine di piani di finestre a specchio non riescono comunque a portare la luce sulla strada, il resto della Greater Vancouver è un arcobaleno di colori che a Milano non ce lo sognamo nemmeno col sole.
E poi c'è da dire che, per la velocità con cui qui il tempo cambia, non c'è da meravigliarsi quando la gente gira con l'ombrello quando c'è il sole.
Anche se di solito quelli che usano l'ombrello non sono indigeni, proprio come me. Loro si riconoscono dall'abbigliamento waterproof indossato sempre. Abbigliamento di solito giallo canarino, per spiccare anche nel buio quando cavalcano la loro onnipresente bicicletta.
Talmente onnipresente, che posso giurare di aver visto gente entrare in banca con la bicicletta. Se la portano dappertutto. Pazzesco. Anzi, normale.
Non ho ancora trovato nessun meteoropatico, forse sono morti tutti. Non ci credevo nemmeno io quando me lo raccontavano ad agosto, ma è proprio così: se guardi fuori dalla finestra e il tempo non ti soddisfa, aspetta quindici minuti. E funziona davvero! Lo testo personalmente almeno un paio di volte la settimana, quando devo uscire da scuola per il pranzo.

Ah, il pranzo, nota dolente della mia vita canadese... non avrei mai detto che gli Oreo a colazione mi avrebbero prima o poi stancato. E invece è successo.
Non avrei mai detto di poter una sera dichiarare di aver mangiato abbastanza hamburger negli ultimi giorni, e di volere qualcos'altro. E invece l'ho fatto.
Non avrei mai detto di poter essere disposto a pagare una pizza dieci dollari, purché non mi ci mettessero sopra l'ananas a pezzi. E invece.
Beh. È normale quanto gli arachidi con la nutella o il panino con formaggio e avocado.
Diosanto.

Ieri discutevo con una tipa sul perché mi piace stare qui, e se ci vorrei tornare.
Certo, le dicevo, ci vorrei tornare, Vancouver mi piace un sacco.
Lei, giustamente, non capiva. Ma come, l'Italia, bla bla bla, le solite cose, il posto più bello del mondo.
Le parlerò dei nostri governi, un giorno che avrò tempo, giuro.
Comunque, il punto è che alla fine mi ha fatto stilare una lista di quello che preferisco qui e quello per cui invece tornerei a casa di corsa (a nuoto, di corsa, e in bici, facciamo il triathlon?).
Ne è venuto fuori che, ok, il cibo, non te lo dico nemmeno. Le faccio vedere un paio di foto di cibanza italica e mi liquida con un "ah, ma sembra cibo semplice". E certo che è cibo semplice. Semplice=buono, di solito. È quello che qui non capirete mai, i questo continente. La pizza più leggera ha il salame piccante, la salsa più neutra ha dentro della roba che solo a pensarci mi vengono dei brividi lungo la schiena che... brrr...
Poi, il mare. D'accordo, qui c'è l'Oceano. L'Oceano, se ci pensi, è mare. In fondo non dovrebbe essere così tanto diverso dal Mare Nostrum, bello, azzurro, salato al punto giusto. Però è l'Oceano. La vedi questa lettera maiuscola? Oceano, cazzo. È un concetto, non un sostantivo. E mi fa impazzire, te lo devo proprio dire.
Però, nell'Oceano il bagno te lo puoi fare come dici tu, ma a me fa parecchio schifo.
Le faccio vedere due foto del mare pùglico. Obietta "anche l'Oceano può essere così, certe volte". Certe volte, controbatto io, ma non è questo il punto. Il nostro è pulito.
"Anche l'Oceano è pulito, il fatto che invece il tuo mare sia trasparente non significa che sia anche pulito". "Il mio mare è trasparente e pulito".
Però, le ho detto, i colori e la luce che ci sono qui, forse in alcuni periodi dell'anno anche nella mia Puglia me li scordo.
A questa latitudine il sole è sempre così giallo e basso, che sembra che tutto il giorno sia alba o tramonto. Le ombre lunghe, la luce calda, anche a mezzogiorno, per uno come me sono la fine del mondo. Ma per lei era tutto talmente normale che ha continuato a non capire. O forse sono solo io che mi so spiegare. Sarà così.

E a proposito di normalità, cosa penseranno questi matti quando vedranno posti come Rimini, con chilometri di spiaggia e gente che fa il bagno? Penseranno che non siamo normali.
La spiaggia dell'UBC dove sono arrivato casualmente una domenica che camminavo e come al solito mi ero perso, è... mmm... un prato.
E tra il prato e il mare c'è di mezzo un bosco e una scogliera. Sei su questa spiaggia a prendere il pallido sole di agosto, e il mare lo puoi a malapena immaginare, perché dalla spiaggia NON si vede. Forse se ne può sentire il rumore, lontano.
Ma poi penso a Long Beach, sulla Vancouver Island, venti chilometri di spiaggia amata dai surfisti, e penso che forse tanto normali non lo sono solo qui a Vancouver. Ma mi piace lo stesso. Tanto, si sa che io non sono normale.

Sono a scuola anche oggi, che è domenica.
Ho da finire dei lavori da presentare entro le prossime settimane che segnano la fine sel semestre. La scuola è aperta anche di domenica, fino alle 11. In settimana fino a mezzanotte. E da domani, fino al 15 dicembre, per venire incontro a quelli come me che sono sempre con l'acqua alla gola, entra in vigore l'orario esteso, dalle 7.30 alle 2 di notte.
Questo concetto di nrmalità di fa sempre più complicato da analizzare. O forse è normale lo IED, che alle 6 chiude i laboratori, e alle 9 ci caccia fuori a pedate anche dalla camera oscura e dalla sala di posa? Se gli assistenti non possono fare tanti straordinari (mi sembra anche giusto, avranno diritto o no a un po' di tempo libero?), qui si pagano gli studenti dell'ultimo anno per fare i turni nei week-end e di sera, e ogni giorno della settimana, a qualunque ora, si può usufruire degli spazi e delle attrezzature della scuola.
Lamerica lamerica, già.

Ho scritto il consueto papiro, accidenti, e sono andato fuori tema mille volte, ho raccontato cose che non avevo mai detto a nessuno, ho procrastinato tre settimane prima di decidermi a finire il post.
Non so chi sia riuscito a resistere ai miei deliri fino a qui, ma... beh, che io sia il solito, inguaribile chiacchierone (solo quando digito, non certo a parole)... è normale, no?


Foto di: un mesetto fa, perso da qualche parte intorno a Squamish
Macchina: dea EOS (maipiusenza)
In sottofondo: uno scanner da millemila dollari ticchetta a 4000dpi.

In diretta da una festa (alcool a gogo)



Non lo so, certe volte mi sembra semplicemente di essere dentro a un add-on dei Sims...


Foto di: boh, forse Tofino, è pure sfuocata ma io tanto sono mbriaco
Macchina: suppongo gigitale usa-e-getta, perché tutto il resto l'ho canceklato
Il mio computer: fa il diggèi alla festa, io non lo so. Cazzo, mi sa che domani 'sto post lo scancello.

Notte



Rumore di pioggia fuori dalla finestra, Lou Reed nell'aria, io sotto le coperte.
Semplicemente perfetto.


Foto di: un po' di tempo fa
Macchina: svedese scansionata male
Le Harman Kardon da otto dollari usate cantano: L. Reed - "Take a Walk on the Wild Side"



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