Paco & i suoi Mondi


Vedo gente, faccio gnente


Io odio le zanzare.
E, giustamente, mi son trovato una casa sulla Martesana.
Comunque, son qua.

Non mi entusiasma l'idea di ritornare a digitare qui così tanto tempo, ma mi piace rileggermi (non lo faccio mai) e accorgermi che qualcosa è cambiato, dall'ultima volta.
Finalmente ho finito.
Ho finito gli ultimi due esami mercoledì, e la sera posso dedicarla a me.
Non (solo) al cazzeggio, ovvio, ci sono sempre altre mille cose da fare, di cui alcune sono scritte sulla lavagnetta arancione appesa dall'altra parte della stanza e che al buio non posso leggere.
Alla fine degli esami di quest'anno sono seguite due notti di delirio, in luoghi diversi, con persone diverse, con diversi tipi di alcool, intervallate dal ritorno al lavoro a pieno regime ridotto (contraddizione in termini, lo so, ma è così).
In pratica, un balordo ubriaco di notte e uno zombie indaffarato di giorno.

A distanza di un mese posso giocare a "trova le sette differenze" tra la situazione di allora e quella attuale, anche se non so se siano sette.
In fondo non mi interessa.
Mi interessa invece il fatto che quest'anno (accademico) è finito, a breve comincia una nuova avventura, e non me ne sono ancora reso conto.
Avere tra le mani un biglietto aereo con due scali intermedi non mi basta a realizzare quello che sta succedendo.
Leggere 2 gennaio sul biglietto di ritorno non mi meraviglia per il semplice fatto che nella mia testa non ho idea di quando sia il 2 gennaio.
Spulciare tra gli annunci di camere in affitto in una lingua che non è la mia non mi sembra strano, forse perché ancora cerco a caso.
Sapere che all'ora di pranzo non posso chiamare quelli che hanno messo l'annuncio, perché telefonare nel cuore della notte non è carino, non mi fa ancora pensare alla distanza.
Salutare i compagni di corso dicendo "no, non ci vediamo a ottobre, ma a gennaio" mi rende incredulo nei confronti di quello che dico, e chissà che faccia ho quando ci penso.
E' strano andare a fare la spesa al supermercato e, guardando la data di scadenza della panna, tre agosto duemilasette, fermarmi come un pirla in mezzo agli scaffali con aria sognante, pensando a cosa potrei star facendo quel giorno.
Immaginarmi fin da ora catapultato in una città lontana, un Paese bellissimo, della gente diversa, una scuola insolita, delle abitudini e una cultura a me del tutto nuova, non mi riesce ancora, eppure è sempre stato il mio sogno.
Andare via di Casa tre anni fa è stata una bella sfida, una scelta improvvisa ma premeditata, anticipata da mille piccole fughe, da esplorazioni segrete dei mondi intorno, da giretti più o meno larghi organizzati in ogni modo, da viaggi mentali che duravano attimi e secoli insieme, come i sogni che si fanno nei dieci secondi prima che suoni la sveglia.
Sapevo però che non sarebbe stato che l'inizio.
Sono un orso, ma un orso curioso. Quando comincio a sentire un posto familiare, tendo a scappare. E sono una contraddizione vivente.
Perché mi affeziono alle persone in un modo che solo io capisco, poiché ovviamente sono solo un orso.
E delle persone mi piace il contatto, mi piace parlarci, mi piace guardarmici in faccia.
Un orso atipico e curioso, appunto.
Sono poi legato ai luoghi, ma come lo sono per certe canzoni. Per i ricordi, le emozioni, le persone.
Non per i luoghi in sé, che altrimenti diventano non-luoghi.
Ma sono curioso, e questo mi riporta lontano, a conoscere nuove persone, nuovi luoghi, nuove cose. Non perché le persone che già ho non mi bastino, ma perché credo di trovare in ognuno qualcosa di speciale, e non smetterò di cercare specialità finché ne avrò le forze.
La mia cuginetta dice che è tutta colpa del nostro Gene G, ereditato dalla stirpe di mammà (mia) e papà (suo), che è al tempo stesso la nostra condanna e la nostra salvezza.
Esso ci permette di dormire in piedi sui treni, ci consente di adattarci a qualsiasi forma di viaggio, soprattutto se senza mèta, ci fa ricercare posti e gente nuova ogni momento, ci fa soffrire quando siamo costretti in un luogo per tanto tempo da vicende improrogabili, ci fa tollerare gli imprevisti e gioire delle coincidenze imprevedibili, ci riempie di entusiasmo quando ripensiamo alle combinazioni che ci hanno portato in una determinata situazione, ci fa preparare una valigia in venti minuti perchè il giorno prima non ci viene in mente nemmeno o spazzolino, ci fa cogliere tutte le occasioni per cambiare aria, anche se l'aria che respiriamo ci piace già così com'è.

Cavolo, mi sono perso.
Ma, come al solito, non mi rileggerò.
Quello fin qua resterà un delirio incompleto, perché stasera non riesco a spiegarmi come vorrei.
E a scrivere quello che sento sono un disastro.

Per chi me lo chiede: sì, ho fatto la revisione alla Vespa.
Ma ho dovuto aspettare giugno e un giorno di pioggia come si deve, per entare in officina con la Vespa spinta a mano e l'ombrello minuscolo che mi bagnava le scarpe.

Ci sono tante cose da dire, ma devo riordinare la mia libreria di iTunes prima che arrivi una cosa che sto aspettando a giorni. Da anni.
Perché, se un evangelista, diversamente da un utente, è più credibile e imparziale se non possiede quello che rappresenta e difende a spada tratta, io lo sono stato già per troppo tempo.


Foto di: mercoledì, tre ore dopo su quei binari mi hanno fotografato sdraiato (e io non ricordo nulla, ehm...)
Macchina:
gigitale usa-e-getta incolume nonostante la temerarietà acrobatica del proprietario
In sottofondo:
il rombo intervallato della 53 che mi passa sotto la finestra (mentre Safari alpha mi ha incasinato il layout, sgrunt)



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