Sottotitolo: sto bene, sto bene... sto per morire!
Appena tornato da due giorni e mezzo di fuoco, che a pensarci adesso sembrano un breve sogno durato un mese (eh?).
Siviglia è qualcosa di indescrivibile, poche ore fa scrivevo più o meno una cosa così: "potrei conoscere tutte le lingue del mondo, ma non trovereri lo stesso le parole per descrivere quello che sento", e a mezza giornata di distanza la sensazione di parole vuote resta la stessa.
Torniamo indietro di poche ore, al momento della fotografia qui sopra.
Magari un (solito, lunghissimo -se siete di fretta chiudete qui che è meglio- ) resoconto potrà chiarire le idee.
A me, soprattutto, che sono tanto confuso (e felice, mica scema Carmen!).
Tutto è pronto, è quasi mezzanotte, lo zaino è zippato per rispettare i dettami di ryanair (peccato che oltre a non complimentarsi per i 7.2kg del bagaglio a mano non mi abbiano nemmeno guardato la carta d'identità all'aeroporto, avevo ribaltato la stanza per ritrovarla...), il cranio è bello liscio e niveato a tutto vantaggio della praticità in viaggio, il bagnoschiuma ridotto all'ultima dose in modo da buttarlo via prima del ritorno è sigillato insieme al dentrifricio e al deodorante nella stupida bustina trasparente, il check-in online ha dato come esito un bel biglietto artigianale che mi permetterà di salire sul mostro alato per primo e scegliermi il posto finestrino, la navetta per Orio al (poco) Serio partirà tra quattro ore.
Alle quattro di mattina i mezzi pubblici meneghini non sono ancora attivi (non che dopo cambi molto, ma vabbé), il coinquilino mi ha promesso uno strappo alla fermata in cambio di torte al cioccolato.
Peccato che oggi si sia ammalato, lasciandomi a piedi proprio all'ultimo minuto (in seguito ho saputo che la sera stessa è andato a ballare e a ubriacarsi, l'infamone, ma ormai le torte son fatte).
Fortuna che ci sono gli amici: devo solo raggiungere il volontario di turno che è impegnato a fotografare l'ultima (in ordine di tempo, non in senso assoluto, purtroppo) festa IED in un locale lungo il Naviglio Grande.
Attraverso la città con l'ultimo treno della Verde, scendo in porta Genova e, sotto degli aggressivi fiocchi di neve, cammino lungo il Naviglio per dieci minuti.
La festa (escluse le foto esposte dei miei "colleghi", davvero molto belle) è una cosa tremenda, fortuna che fino ad ora ero riuscito a evitarle tutte.
Mi intrufolo con un invito fasullo nella bolgia di curiosi personaggi che riempiono il locale, e scroccando free drinks attendo pazientemente la fine della festa.
Alle tre è tutto finito, la rombante Spitfire del '79 divora la circonvallazione esterna bagnata dalla pioggia mentre i due brilli occupanti dirigono verso stazione centrale.
L'autobus parte puntualissimo, arriva a Orio con venti minuti di anticipo.
L'aeroporto è addormentato, la prossima volta mi faccio lasciare le chiavi sotto lo zerbino.
Vago senza mèta per i corridoi, cercando disperatamente un bar aperto.
Chiudo gli occhi e mi lascio guidare dal mio fiuto, che mi indirizza senza indugio verso una fonte di profumo briochoso che arriva dall'altra ala dell'aeroporto.
Colazione lentissima mentre il mondo intero mi scorre intorno come un vhs mandato avanti col fast forward, poi supero la sicurezza, mi siedo paziente davanti all'ingresso del gate.
Una sala deserta, nemmeno l'ombra di un essere vivente, cento negozi irrimediabilmente chiusi, un carrello delle pulizie abbandonato da chissà quanto davanti all'uscita.
Non so quanto tempo sia trascorso fino a quando gli altri passeggeri sono cominciati ad affluire, alla fine il mio priority boarding pass ha fruttato un posto fighissimo davanti l'ala, con vista sul mondo, cortile interno, riscaldamento autonomo, vicini silenziosi, no perditempo e cani.
Ah, sì, ecco la parte che forse interessa quei pochi che hanno resistiti fin qua (ehi, ci siete ancora? Battete un colpo, se non siete svenuti, m raccomando!)
L'arrivo A Siviglia!
Vi sembro il tipo che segue le indicazioni, io?
Mi era stato detto: prendi l'autobus che ti porta in centro, scendi al capolinea, e aspetta che io arrivi a recuperarti.
Facile, ho risposto io.
Ok, ho assicurato, farò così.
Chiaramente, sono sceso alla prima fermata, ho comprato un plano de Sevilla, ho attraversato l'intera città a piedi, arrivando infine al capolinea insieme all'autobus che era rimasto bloccato dai mille lavori in corso che attanagliano la città andalusa.
(paco piè veloce, lo chiamavano)
Il cielo nuvolo ha tentato di distrarmi dalla bellezza della ciudad, ma mentre una giornata di sole milanese lascia tutto ugualmente grigio, una giornata uggiosa a Siviglia mostra ugualmente i mille colori che riempiono ogni angolo, ogni negozio, ogni casa.
Il resto è stato un continuo camminare, due giorni di marcia senza sosta, due giorni di stradine, monumenti, bar, ponti sul rio, persone speciali ritrovate e conosciute, semafori pedonali bellamente ignorati rischiando la morte a ogni incrocio, spagnolo maccheronico (mio, ovviamente), vespe dappertutto, cervezas, tapas, tortillas, giri infiniti alla ricerca di una paella (sembra sia più facile trovare una bistecca fiorentina a Calcutta che una paella a Sevilla, mah!), foto semiserie, foto stupide, foto stupidissime, cervezas, frappuccini e torte al cioccolato da ottomila calorie, innamoramenti andalusi, cervezas, oreo in tutte le salse, voglia di non tornare.
E poiché bisognava ottimizzare i tempi, ho ridotto le ore di sonno.
Ricapitolando: giovedì notte, prima della partenza, sveglio, a fingere di ballare alla festa dello IED (aargh) tenendo d'occhio lo zaino abbandonato su un divanetto;
venerdì notte, crollato alle tre e mezzo, e di nuovo in piedi alle undici e mezzo del sabato;
sabato sera, fiesta bailante in un locale fino alle quattro, ritorno a casa a piedi (strano!) sotto la pioggerellina (Sevilla llora porque me voy, mi hanno insegnato a dire), spuntino-colazione alle cinque, preparazione dello zaino (opportunamente rimpinzato di oreo), un'ora e tre quarti di dormiveglia con l'incubo di non sentire la sveglia, una fuga verso l'autobus (sempre sotto la pioggia), l'attesa del bus EA in mezzo a mille italiani, l'arrivo in aeroporto, gli arrivederci (a chissà quando e come e dove) emozionanti, le attese del solito aereo con la beffarda scritta "bye bye easyjet" sulla fusoliera, il decollo che già dormivo, l'arrivo a Orio, il mitico autista della navetta per Milano che "visto che non c'è nessuno dietro di noi" mi lascia scendere fermandosi nel bel mezzo di via Palmanova a due passi da casa per risparmiarmi il viaggio in metro.
Per il resto, l'ho già detto mille volte che io a scrivere non sono molto bravo, quindi lascio parlare le foto.
Buon viaggio a Sevilla, sono sicuro che vi piacerà...
Foto di: giovedì notte, tutto è pronto
Macchina: gigitale usa-e-getta che fa da sola le inquadrature
La mia musica: si sovrappone a quella del coinquilino e non so cosa st(iam)o ascoltando. Vado a dormire.
E se le cose sono semplici, non le facciamo nemmeno.
Considerazioni notturne che di giorno acquistano inspiegabilmente significato, sempre di più ogni minuto che passa.
Esco di casa con le solite nuvolaglie fredde, arrivo a scuola stranamente con un minuto di anticipo e prendo un caffè volante al bar di fronte, metre fuori comincia a nevi(s)c(hi)are.
L'ultima foto di still-life è scattata alle 11.35, e per la prima volta sono libero un'ora e mezzo prima del solito.
Alle due del pomeriggio devo essere in camera oscura per stampare le ultime foto per l'esame imminente, ma non ho voglia di restare a scuola per pranzo anche oggi.
Fuori ha smesso di nevicare, ha cominciato a piovere.
Mollo zaino, giacca, casco, testa in un angolino della sala di posa e corro fuori.
I mezzi mi portano a casa in meno di quaranta minuti, lavo i piatti lasciati a mollo ieri sera (le uova non perdonano, cari miei), ci cucino dentro una mestolata gigante di pennette col tonno e via, si corre di nuovo fuori per cercare di prendere la metro verde, poi la rossa, poi il tram ottantenne che mi porta davanti a scuola.
Stavolta però della musica casuale allieterà le mie orecchie.
Casuale, non ricordo nemmeno cosa ho nel lettore...
Non ricordo nemmeno cosa devo fare, poi.
Ah, sì, meno male che prendo appunti.
Devo tornare qui, preparare uno zaino che rispetti le misure consentite da ryanair, cercare un modo legale di infilarci bagnoschiuma deodorante e dentifricio, decidere se la musica sulla chiavetta mi andrà bene per le due ore e mezzo di volo, radermi, docciarmi, cenare, lavare i piatti che ho lasciato in ammollo ora, fingere di dormicchiare per un paio d'ore (nella migliore delle ipotesi, ovviamente) e svegliare il coinquilino che mi accompagnerà alla fermata della navetta per Orio al Serio.
Credo che come ultime cose da fare prima di partire possano bastare, quindi immagino che questo sarà l'ultimo post italico prima di sbarcare nell'amata Andalucia (dove tapas e cervesas mi attendono trepidanti).
E allora, facciamo un saluto cumulativo che però comprende tutti:
buon uicchènde a chi sta a casa, a chi va in giro, a chi dorme per tre giorni di fila, a chi lavora tutti i santi giorni, a chi organizza bische clandestine di poker a proprio vantaggio, a chi è a letto con l'influenza, a chi si gode il sole freddo, a chi lotta contro la pioggia, a chi ormai alla pioggia s'è rassegnato, a chi è in giro per città straniere alla faccia di chi oggi lavora, a chi ascolta il bandito e il campione mentre scrive sul suo blogghe.
Ah, no, questo sono io.
Foto di: martedì mattina, con disastri atmosferici in corso
Macchina: gigitale usa-e-getta nel vecchio tram di legno
Vai Girardengo: nessuno ti vede su quello stradone.
...ma è nato parecchio al di sotto del Grande Fiume.
Non si spiegherebbe altrimenti questa foto, scattata da (pa)pino pochi giorni fa vicino Casa.
No, dico, qui sta per nevicare, cazzarola!
(e, chiaramente, la vespetta monta gomme da asciutto, ma io non mi preoccupo perché tanto sono lisce)
Foto di: sabato
Macchina: scatoletta gigitale familiare
iTunes shuffle ha scelto: Queen - "Crazy Little Thing Called Love"
E meno male che ieri sera, in uno scazzato istinto lungimirante, ho mollato la Vespa a scuola.
Ho virato la foto in bianco e nero, ma vi posso assicurare che (a parte il logo dell'azienda di fronte) la differenza dall'originale non si nota nemmeno.
Buona giornata a chi oggi riesce a godersi un po' di sole invernale!
E l'augurio di una splendida giornata a tutti noi altri sfigati, che di sole non ne vediamo mai...
Tu da che parte stai?? ;)
Foto di: fra due minuti
Macchina: gigitale usa-e-getta su mattonella
Canticchiando sotto la pioggia: Sergio Cammariere - "Cantautore piccolino"
Cubi, quadrati, dadi, piatti, aerei e altre storie
3 Comments Published by paco on 21 gennaio 2007 at 16:39.E anche oggi mi sono alzato all'una.
Meno male che c'è chi ti ricorda che di domenica si può fare senza sensi di colpa, ahah!
Il giretto in Vespa non l'ho più fatto, l'unica cosa che mi sono concesso al di fuori delle calde (si fa per dire) mura domestiche è stata una serata al cinema a vedere The Prestige.
Non mi dilungherò in recensioni tecniche perché non sono bravo in queste cose, ma il film in generale non è stato malaccio.
Ovvia americanata, ma con un finale che, se per metà era abbastanza chiaro a una quindicina di minuti dalla fine, per l'altra metà non lo era per niente (per il mio neurone).
Con un finale abbastanza macabro (inaspettatamente più del resto del film che è tutto un susseguirsi di morti e feriti, sembrava di essere alla proiezione di Salvate il soldato Ryan -no dai, sto scherzando- ) che ha fatto trasalire la tipa carina seduta di fianco a me, e che ovviamente non conoscevo.
Non essendo noi all'interno della trama di un film americano, questo non ha causato un improvviso contatto (e relative conseguenze da storia romantica) tra noi due, e sono uscito dal cinema esattamente come ci ero entrato: parlando di complicati discorsi sulla Fotografia con Filippo (all'una di notte, mioddio), e bramando una birra da tre euri alle solite Colonne.
Attraversare la città alle due è stato più divertente di quanto non ricordassi.
Ormai sono abituato a girovagare nel congestionatissimo traffico di questa grigia (ma non troppo) città, nel tentativo sovrumato di sopravvivere a centinaia di automobilisti assassini, e trovarsi a dividere la strada con pochissime auto, perlopiù educati taxi, è stato piacevolmente rilassante.
Se Milano fosse sempre così scorrevole, cercherei un lavoro da pony-express, ahah!
Mancano solo cinque giorni alla partenza.
Non ne ho ancora parlato perché da qualche tempo sto un po' tralasciando questo povero blogghe, ma qualche giorni fa ho approfittato di un'offertona ryanair per acquistare un a/r per Sevilla.
Ebbene sì, questo occhialuto fotografo se ne torna per tre giorni in Andalucia dopo quasi tre anni.
Certo, non sarà come ritornarci in Vespa, ma la promessa di una parentesi quasi estiva (notizie ufficiali mi hanno appena riferito ventidue gradi durante il giorno) in questo nemmeno troppo gelido inverno, è una cosa che mi emoziona parecchio.
Resta solo da capire come arrivare dall'aeroporto alla città senza esserci mai stato e senza capire una sola parola di spagnolo.
Ora basta scrivere, vado a fare una doccia e preparo la torta al cioccolato che il coinquilino (e il resto del mondo, sembra) aspetta da ormai quattro giorni.
Per una volta, la domenica pomeriggio non avrà quella lentezza mortale che puzza già di lunedì...
Foto di: ieri, resti del pranzo (oops, devo ancora lavare i piatti)
Macchina: gigitale usa-e-getta (grana e calore aggiunti artificialmente)
Rivisitiamo i vecchi classici: Apollo 440 - "Stop The Rock"
L'acqua bolle.
Il coinquilino lava i pavimenti.
La porta dello sgabuzzino esterno non si apre più.
Dentro lo sgabuzzino c'è il combustibile delle stufette.
In casa ci sono undici gradi.
Il tempo vola.
Gli esami si avvicinano.
Ho voglia di partire.
Voglio smetterla di perdere tempo facendo un lavoro che non mi servirà a niente.
Mi servono un po' di soldini per spuntare la wishlist.
Ho le dita fredde.
Questa stanza è un casino.
La Culona è ancora smontata, e io ho voglia di tornare a zonzo sul duecento.
Non trovo della musica da ascoltare che mi soddisfi appieno.
Ho una fame tremenda.
Ho voglia di coccole.
Voglio fare una torta al cioccolato.
Ho comprato gli ingredienti per fare la torta al cioccolato.
Vorrei che il coinquilino la smetta di chiedermi di fare cambio stanza.
Mi serve una macchina.
Ho ricominciato a drogarmi con le microscopiche golia alla liquirizia.
Voglio fare delle foto di ritratto.
Vorrei avere il tempo di stare in camera oscura quanto mi pare.
Su questa scrivania non si capisce più una mazza.
Devo cominciare a usare seriamente il moleskine comprato diciotto giorni fa.
Mi serve un grande grandangolo.
Ho comprato applicando dopo tanti mesi.
Devo farmi la barba e rasarmi il cranio.
Ho dimenticato di comprare le lamette del macctrè dal supermercato.
Ho comprato il dentifricio.
Ho comprato i biraghini.
Ho comprato i togo.
Mi sono innamorato della cassiera.
Non so se fa bene scaldarsi le mani con le candele.
Scaldarsi le mani con le candele non serve a niente.
Devo smettere di fare elenchi stupidi, questo è un blogghe e non un post-it.
Forse sto facendo troppa pubblicità occulta.
Quando pigiamino lampeggia per dirmi che c'è un sms mi emoziono sempre.
Sembrava si facesse un salto a londra per febbraio, ma pare non sarà così.
Le cose programmate non funzionano mai.
Carpe diem non l'ho mai considerato una cazzata.
Il pavimento è bagnato e non posso andare a finire di cucinare.
Ho una fame che potrei mangiare lo sporco piccì e beccarmi il verme solitario.
Ho una fame che credo di avere già il verme solitario.
Ho una fame che mi sta venendo il dubbio che dentro di me ci sia un condominio di vermi solitari.
Una cittadina di vermi solitari dovrebbe avere un supermercato per single come milano.
Sembra vada tutto a rotoli.
E invece ieri mi hanno regalato un pacchettino da quattro oreo.
A volte, basta poco per essere felici.
Foto del: cinque gennaio
Macchina: gigitale usa-e-getta ignifuga
Conta: quante "g" ci sono nella riga sopra.
Pffff pffffffft!!!
*cough cough!*
Ehm... sì, c'è un po' di polvere da queste parti, qualche ragnatela sulla tastiera, qualche rubinetto incrostato dal calcare.
Ma sono tornato, armato di suìffer e mociovileda, a dare una spolveratina a questo postaccio.
Accidenti, la prossima volta chiamo un'impresa di pulizie seria...
Come vedete, sono andato a fare una gitarella in macchina fuori città.
Armato di una trentenne Hasselblad (sì, vado matto per le trentenni, e allora?!?), ho dedicato la domenica alla scoperta dei luoghi abbandonati di questa zona, passando dai capannoni dismessi dell'ex Innocenti al paese più piccolo ma più bello del mondo, Consonno.
Con tanto di scarpinate a piedi con cavalletto e macchina in spalla, temperatura decisamente fuori stagione, amici pazienti al seguito, e cloni che non potevo lasciare a casa da soli perché avrebbero sicuramente combinato disastri (esattamente come l'originale, ma questo non lo sa quasi nessuno).
Presto le foto.
Anzi, no.
Volete vedere le foto?
Sì?
Beh, allora rompete il (vostro) salvadanaio e regalatemi uno scanner medio formato!
(ihihih, vediamo se i ricatti funzionano...)
Ah, sì, un'altra cosa (beh sì, sono in ritardo anche per questo, ma non ditelo in giro):
pochi minuti fa mi sono accorto che dal 10 al 13 gennaio su vari blogghessss si festeggiavano i De-Lurking Days.
E che roba è, si mangiano?, mi direte voi.
No, non si mangiano, vi rispondo io.
E vi spiego pure che sono, che ora non mi si venga a dire che non sono magnanimo (magn'animo? Burp!).
So che là fuori siete molti più di quanti non vogliate far credere (o almeno è quello che io mio ego vorrebbe sperare, povero lui), ma solo pochi di voi commentano costantemente.
Ora, quello che si fa(ceva) nei delurking days noi lo facciamo qui in ritardo ma con lo stesso ammmore: chi c'è, batta un colpo.
Non troppo forte, che mi si sciupa il blogghe.
Ma chiunque tu sia...
tu che leggi queste righe sbuffando e insultandomi per la mia incredibile capacità di allungare il brodo nel raccontare cazzate,
tu che passi di qua per caso cercando su google chica via sciesa o parolacce inglesi o passeggini francesi (hai sbagliato tutto mio/a caro/a, non troverai niente di simile qui dentro) o club degli imbecilli (benvenuti tutti, siete nel posto giusto!),
tu che hai l'home page di eccsplòrer impostata su questa pagina e ti chiedi che cavolo di virus sfigato e sadico possa averti fatto uno scherzo del genere,
tu che arrivi qui tutti i giorni e sei troppo timido/a per commentare,
tu che passi di qui tutti i giorni e vorresti sì commentare, ma non hai ancora capito come diavolo si fa (devi cliccare l'iconcina col fumetto subito sotto il titolo, e poi sarà tutto più chiaro),
tu che mi conosci ed eviti di commentare perché è troppo divertente lurkare silenziosamente alle mie spalle,
tu che ti colleghi da Varsavia, da Stoccolma, da Barcellona, da Casamassima, e non so chi sia,
tu che ti sei rotto/a le palle di leggere questo elenco infinito e vuoi farla finita, puoi fare solo una cosa:
lascia un commento, sono curioso di sapere chi passa da queste parti, e sono curioso di sapere cosa ti ha spinto a tornarci (o almeno dammi il numero del tuo analista, sia mai che serva pure ammè).
(la cuiosità NON è femmina, è inutile continuare a fingere)
Per
Prossimamente: come programmare e acquistare un viaggio a/r per Siviglia senza averlo programmato, e tante altre simpatiche avventure.
Foto di: oggi, e meno male che non ci ha fermato la polizia
Macchina: gigitale usa-e-getta (Canon batte Nikon in resistenza pile al freddo, ahahah!)
Roba nuova (che non fa mai male): The Fratellis - "Chelsea Dagger"
One Size Fits All.
No, in realtà non c'entra niente, ma mentre questo Sporco Piccì lentissimamente caricava la schermata, facevo caso al mio cranio, e pensavo all'etichetta che c'è nei berretti che compro di solito.
E poi pensavo anche a certe cose che pure loro non c'entrano assolutamente nulla, ma ti vengono in mente discorsi contorti e seghe mentali sull'altra metà della mela, e di come certe volte tu ci rifletti, e poi... niente, questa è una cosa troppo campata in aria, preferisco lasciar perdere per il momento.
Torniamo a me.
Non sono andato in ferie, o perlomeno non come molti hanno fatto in questi giorni a cavallo di capodanno.
Mi sono accontentato di una misera settimana a Casa per Natale, di una brevissima fuga di un giorno in fondo al Tacco per salutare gli amici leccesi, di due chili e mezzo di ciccia (sana) messi su grazie alle abbondanti libagioni preparate da mammà e dalle zie per i pasti natalizi, di un migliaio di chilometri macinati con la Mitica UNO!® in gran parte su sterrato come piace a noi, di un bel po' di serate trascorse con i vecchi amici pùglici, di svariati panini in uno dei miei posti preferiti al paesello, di qualche ora di connessione wireless scroccata a un gentile quanto ignaro vicino, di un po' di sole senza compromessi, di un po' di foto quadrate col ferro paterno, di un po' di abbracci gratuiti di simpatiche personcine di cui sentivo la mancanza, di una fuga in treno improvvisata per raggiungere Parma e i parmigiani, di un concerto gratis in piazza degli Elii, di un incredibile quanto geneticamente prevedibile incontro con cugina da Padova + amici sparsi, di un ritorno piuttosto tranquillo fino alla fine, di musica ascoltata, rubata, pensata, canticchiata, immaginata, looppata.
Sono uno che si accontenta di poco, a volte.
Ah, e poi sì, oggi ho approfittato del secondo giorno libero dal lavoro causa salute cagionevole (sono vecchio, si sa che a un certo punto ci sono gli acciacchi) per fare un bel bagno.
Bagno più libro.
E musica, pure: bagno, libro, musica.
E stasera, dopo una passeggiata tutto imbacuccato nell'aria fresca di milano, mi hanno detto che sono bello tutto sorridente.
Mi sa che farò il bagno più spesso, credo mi faccia più bene (si può dire "più bene"?) della solita, rapida doccia.
Foto di: oggi, in immersione
Macchina: gigitale usa-e-getta equilibrista (quasi subacquea)
iTunes per l'occasione ha scelto: The Brand New Heavies - "I Feel Right"







